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Il 9 e 10 novembre alla Città dell’Altra Economia di Roma si è svolta la 10° edizione della fiera dei Vignaioli Artigiani Naturali. Vi proponiamo le nostre 12 cantine preferite tra quelle presenti all’evento (con 3 new entry fresche fresche).

L’approccio di noi Vinomadi al mondo del vino (e alla vita) è sempre stato laico e (per quanto possibile) scevro da pregiudizi. In definitiva possiamo sintetizzarlo così: ripudiamo la standardizzazione del vino industriale come non accettiamo i difetti di alcuni vini cosiddetti “naturali”. A parità di qualità, comunque, preferiamo il produttore più rispettoso per l’ambiente. Troppo spesso, infatti, si è pronti a criticare i vignaioli “naturali” e ad essere indulgenti verso quelli convenzionali/industriali con i loro vini senza difetti evidenti ma assolutamente privi di qualsiasi emozione e dannosi per l’ambiente.

Siamo laici anche per quanto riguarda l’utilizzo di lieviti indigeni/selezionati e controllo delle temperature in fase di fermentazione: a noi basta che il vino sia buono. Sappiamo, però, che fare un vino con fermentazioni spontanee e senza il controllo delle temperature è decisamente più difficile. Di conseguenza è probabile che tra i tanti vignaioli “naturali” ci possa essere qualcuno che non sia in grado di gestire questi passaggi esponendosi al rischio di produrre vini con difetti più o meno evidennti. In generale possiamo dire che sono sempre meno, ma ci sono. Alla Città dell’Altra Economia, per esempio, abbiamo degustato un vino definito dal suo produttore un “esperimento”: colore tendente al marrone ed evidente spunto acetico

Ma questo non ci impedisce di partecipare con entusiasmo alle manifestazioni dedicate ai vini “naturali” (anche se noi preferiamo chiamarli “artigianali”) dove nella maggior parte dei casi degustiamo delle vere e proprie chicche. E quella organizzata dai Vignaioli Artigiani Naturali è una delle nostre preferite (i VAN sono un’associazione che riunisce una cinquantina di produttori che seguono cinque semplici regole: massimo 40 g/l di solforosa; uve provenienti da agricoltura biologica o biodinamica; fermentazioni spontanee; nessuna aggiunta di additivi o coadiuvanti; nessun trattamento fisico invasivo).

Il 9 e 10 novembre la Città dell’Altra Economia di Roma ha ospitato la 10° edizione della loro fiera con produttori provenienti da Italia, Austria e Spagna. E visto che per noi Vinomadi è stata la quarta partecipazione, ci sembra arrivato il momento di proporre una nostra selezione di aziende tra quelle partecipanti. Prima, però, vogliamo fare una breve considerazione su quella che noi Vinomadi chiamiamo l’”invasione degli ultramacerati e dei rifermentati” nelle fiere “naturali”, tendenza confermata anche all’evento VAN.

Una premessa: noi Vinomadi non abbiamo nulla contro i vini rifermentati in bottiglia, gli ancestrali e i bianchi macerati. Anzi, ne abbiamo bevuti di buonissimi e continueremo a berne a volontà. E per dimostrare la nostra buona fede vi segnaliamo due etichette di grande valore prodotte proprio da soci VAN: l’ancestrale WAI di Tenuta Belvedere e il macerato DiversaMente di Tenuta del Conte. Ci chiediamo, però, se il futuro del vino “naturale” possa ridursi alla produzione di vini bianchi con macerazioni infinite o di rifermentati torbidi e dai colori più improbabili. E ce lo chiediamo perché ci sembrano prodotti che tutto fanno meno che valorizzare le caratteristiche di un vitigno e di un territorio, cosa in piena contraddizione con il messaggio lanciato dai vignaioli “naturali”.

Girando tra i banchi d’assaggio della fiera abbiamo potuto constatare come ormai questi vini siano presenti nel catalogo di buona parte delle cantine e come il pubblico (soprattutto under 35) li richieda con sempre maggiore frequenza ed entusiasmo. È come se i giovani appassionati di vino, ormai annoiati dal “naturale tradizionale”, si siano spinti oltre alla ricerca di nuove emozioni. E se questa tendenza non stupisce (i millennials si caratterizzano per una grande volatilità dei loro gusti ed interessi), ci lascia invece perplessi la rincorsa dei produttori “naturali” verso questo tipo di target. Possibile che un movimento nato per contrastare l’omologazione del vino industriale si stia appiattendo sul cliché “vino naturale= rifermentati arcobaleno/bianchi ultramacerati”?

Ok, quello che dovevamo dire l’abbiamo detto e ora passiamo alla nostra selezione organizzata per regioni:

CALABRIA
Azienda Agricola Diana
Azienda biologica di 30 ettari di cui solo uno dedicato ai vitigni autoctoni Magliocco, Guarnaccia, Malvasia e Moscatello di Saracena. Il resto è ricoperto da boschi e circa 6 mila piante di ulivo. Siamo a Saracena, in provincia di Cosenza, a metà strada tra il mar Tirreno e il mar Jonio su colline caratterizzate da inverni rigidi e umidi ed estati calde, secche e con forti escursioni termiche tra il giorno e la notte. Meno di 5 mila bottiglie prodotte ogni anno. Da segnalare il loro meraviglioso Moscato di Saracena Passito (Guarnaccia, Malvasia, Odoacra e Moscatello).

Tenuta del Conte
Mariangela Parrilla continua a stupirci con i suoi vini emozionanti che puntano a valorizzare la storica denominazione Cirò. Siamo a Cirò Marina (Kr) dove nel 1990 suo padre Francesco Parrilla fonda l’azienda che inizialmente vende le uve da Gaglioppo e Greco bianco ai produttori della zona. Solo nel 2004 Tenuta del Conte comincia ad imbottigliare ma è nel 2011 che Mariangela prende le redini della cantina optando per fermentazioni spontanee senza l’utilizzo di solforosa e senza controllo della temperatura. Durante l’ultima degustazione ci sono piaciuti molto il suo Cirò Bianco 2018 (100% Greco Bianco) e il Cirò Rosato 2018 (100% Gaglioppo).

CAMPANIA
Terra di Briganti Novità
Azienda certificata biodinamica nata nel 2003 grazie ai fratelli Toni e Romeo De Cicco che hanno deciso di vinificare in proprio ed etichettare il vino proveniente da 7 ettari di vigna da sempre coltivati dalla propria famiglia. La cantina si trova a Casalduni, nel Beneventano, in un triangolo di terra a ridosso del Massiccio del Taburno dove sostavano e riposavano i briganti negli anni in cui si realizzava l’Unità d’Italia. Tutti autoctoni i vitigni coltivati: Aglianico, Sciascinoso, Falanghina, Fiano e Coda di Volpe. A noi è piaciuta molto la loro Falanghina del Sannio DOP 2018.

LAZIO
Ds Bio Danilo Scenna
Azienda fondata nel 2012 a Pescosolido (Fr) da Danilo Scenna. I 2 ettari di vigne sono distribuiti su 8 differenti appezzamenti posti a circa 600 metri di altezza a ridosso del Parco Nazionale d’Abruzzo. La cantina si avvale della consulenza di Michele Lorenzetti, uno dei maggiori esperti italiani di viticoltura biodinamica. Tra i loro vini segnaliamo il Matre (60% Maturano, 40% Trebbiano) che nasce da piante a piede franco ultracentenarie.


Palazzo Tronconi
Siamo ancora nel Frusinate, precisamente ad Arce, e tra i protagonisti c’è ancora il vitigno Maturano. Palazzo Tronconi nasce nel 2010 per volere di Marco Marrocco che al suo piccolo B&B affianca 2,5 ettari di vigne che decide di impiantare con le varietà storiche di questo territorio. Da subito abbraccia i dettami dell’agricoltura biodinamica (anche lui si avvale della consulenza di Michele Lorenzetti) con interventi ridotti al minimo in cantina. Tra le sue etichette segnaliamo il Fregellae (Maturano, Pampanaro, Capolongo) un altro macerato di grande qualità (ora ci credete che non abbiamo pregiudizi verso i bianchi macerati?)

LOMBARDIA
Tenuta Belvedere
Quella di Gianluca Cabrini è una bella storia da raccontare. Per tanti anni ha venduto auto fino a quando nel 2013 la famiglia di sua moglie decide di vendere la cantina creata dal nonno a Montecalvo Versiggia (Pavia). Lui ci pensa un po’ su e alla fine si offre di rilanciare l’azienda lasciando il suo posto di lavoro. Per prima cosa ha recuperato i 9 ettari di vigneti mettendo in pratica le nozioni apprese ai corsi di potatura di Simonit&Sirch e promuovendo un’agricoltura a basso impatto ambientale. Parallelamente ha ristrutturato la cantina introducendo botti di legno di rovere nuove e quel tanto di tecnologia che oggi gli permette di poter controllare le temperature di fermentazione. Oggi produce una linea formata da 9 etichette che oltre al già citato WAI propone l’ottimo Oltrepò Pavese Metodo Classico DOCG Pas Dosé che abbiamo degustato nelle annate 2015 (più morbida e strutturata) e 2014 (fresca ed affilata).

MARCHE
Tenuta San Marcello
Azienda agrituristica di proprietà di Massimo Palmieri che nasce nel 2008 a San Marcello (Ancona). I 4 ettari di vigna in fase di conversione biodinamica sono posti a 220 metri di altezza su terreni argilloso-calcarei. Noi Vinomadi amiamo particolarmente il suo Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Superiore Cipriani, che nasce da uve raccolte tardivamente.

 

SICILIA
Bruno Ferrara Sardo
Con appena 2 ettari di vigneto (il Cumiti) e 4 mila bottiglie prodotte Bruno Ferrara Sardo è un vero e proprio artigiano del vino. Siamo a Randazzo in Contrada Allegracore a circa 720 metri di altezza. È qui che nel 2012 nasce questa piccola realtà (ma la vigna è di famiglia e Bruno la cura dai primi nni ’90) che propone un’unica etichetta: lo ‘Nzemmula (in italiano vuol dire “insieme”), una vera e propria ode al vulcano che nasce da fermentazione spontanea con macerazione di circa 2 settimane, poi solo acciaio. Non filtrato.

Francesca Barracco Novità
Azienda storica di Mazara del Vallo di proprietà della famiglia Barracco già dal ‘700. Fino a pochi anni fa conferivano tutte le uve ai principali produttori della zona. Nel 2012 Roberto Bruno, enologo, decide di tornare da Milano dove faceva l’avvocato per dedicarsi all’azienda di famiglia. È così che 3 dei 40 ettari di vigna vengono destinati al suo progetto che prevede unicamente etichette monovitigno per esaltare le caratteristiche degli autoctoni siciliani. Tra i vini in degustazione ci ha colpito il Catarratto 2017.

TOSCANA
La Busattina
Emilio Falcioni, portavoce dei VAN e produttore in quel di San Martino sul Fiora nella Maremma Grossetana, è il proprietario dei questa azienda biodinamica dal 1998 con marchio Demeter. La Busattina si estende su 25 ettari di cui 10 di bosco, 1 di oliveto, 9 tra pascoli e seminativi e 4,5 di vigneti in cui si coltivano solo uve toscane: Sangiovese, Ciliegiolo, Trebbiano, Malvasia e Ansonica. Proprio da questi ultimi tre vitigni nasce il San Martino, la sua etichetta che preferiamo.

ALTO ADIGE
Cantina Gra
wü Novità
Dominic Würth, enologo che collabora con altre aziende altoatesine, e sua moglie Leila Grasselli (da qui il nome Grawü) lanciano il progetto nel 2017 a Cermes (Bolzano) quando hanno prendono in affitto una cantina con 2 ettari di vigna. Altre uve vengono acquistate da 5 conferitori di fiducia. Quattro le etichette prodotte e tutte di ottima qualità. A noi è particolarmente piaciuto il Vigneti delle Dolomiti Pinot Grigio IGT 2017, un orange wine elegante che fa 5 giorni di macerazione sulle bucce per poi passare 1 anno in botti grandi di rovere.

UMBRIA
La Casa dei Cini
Da Pietrafitta (Pg) arriva la giovane agronoma Clelia Cini che, insieme al fratello enologo Riccardo, ha rilanciato l’azienda agricola di famiglia La Casa dei Cini puntando su vino e olio di qualità. Il loro entusiasmo si nota anche nella veste grafica scelta per le etichette dei vini su cui spiccano dei bellissimi disegni creati dal fumettista Sualzo. Le bottiglie, oltre ad essere belle, sono buone: da segnalare il Malandrino (Ciliegiolo, Aleatico, Foglia Tonda e Malvasia bianca) che sorprende con il suo naso accattivante e il sorso che invita ad un secondo assaggio.