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Siamo stati a Portopalo di Capo Passero per la Giornata Internazionale del Nero d’Avola che lo scorso 11 maggio ha riunito produttori, giornalisti e operatori del settore per celebrare il principe dei vitigni autoctoni Siciliani.

Immaginate il Castello Tafuri con la sua terrazza a strapiombo sul mare, l’isola di Capo Passero all’orizzonte e la vecchia tonnara dello scoglio maltese illuminata dal sole al tramonto. Aggiungete un calice di vino rosso rubino nella vostra mano e avrete un’immagine di ciò che è stata la Giornata Internazionale del Nero d’Avola, kermesse organizzata da Sommelier Zosimo (alias Carmelo Sgandurra) per celebrare il vitigno a bacca nera più importante di Sicilia.

Nonostante negli ultimi 30 anni il Nero d’Avola si sia diffuso in tutte le provincie della regione (è la seconda uva più coltivata dopo il Catarratto) resta comunque molto forte il legame con la parte meridionale della provincia di Siracusa: uno spicchio di terra posto più a sud di Tunisi e compreso tra Noto e Pachino. È qui che si concentrano i migliori cru sparsi tra le contrade San Lorenzo, Bufaleffi, Maccari e Buonivini. Se però andassimo a cercare il nome Nero d’Avola nel Registro nazionale delle varietà di vite, non lo troveremmo. Questo perché il suo nome ufficiale è Calabrese, espressione che sembra nascere dal dialetto “calau avulisi” ovvero “venuto da Avola” trasformato poi in “Calaurisi” e col tempo divenuto “Calabrese”. Altra teoria è quella che fa nascere il nome dall’espressione dialettale “calea avulisi” ovvero “uva di Avola”. La realtà è che oggi di vigne ad Avola se ne vedono poche sostituite negli anni ’50 da mandorleti e agrumeti, tanto è vero che la denominazione più importante della zona (la Eloro DOC) non lo inserisce nemmeno tra i comuni di produzione.

Uno dei maggiori esperti di questo vitigno è Carmelo Sgandurra, sommelier autore della prima guida a lui dedicata. “Nero d’Avola Wine è nata due anni fa con l’obiettivo di raccontare tutti i più importanti areali di produzione: dal siracusano all’agrigentino, passando per le provincie di Palermo e Trapani – racconta Carmelo – Io sono originario di Pachino e qui il vino è storia e tradizione, per questo ho voluto organizzare un evento che portasse sul territorio gli operatori del settore”.

Tra una visita a Marzamemi (porto da cui per anni sono partite navi cariche di vino utilizzato per tagliare i vini del nord) e una passeggiata sulla magnifica spiaggia di Portopalo, abbiamo avuto l’opportunità di confrontarci con molti produttori siciliani intervenuti all’evento. Come Bruno Fina, proprietario dell’omonima azienda di Marsala e per molti anni responsabile della cantina sperimentale dell’Istituto Regionale della Vite e del Vino guidato da Diego Planeta. “Negli anni ’90 ebbi l’onore di collaborare con Giacomo Tachis che si innamorò in maniera viscerale di questa terra: per lui il segreto della Sicilia era la luce – ricorda Bruno Fina – Furono anni incredibili in cui iniziammo a sperimentare con i vitigni internazionali. Parallelamente avviammo una prima zonazione dei territori più vocati per il Nero d’Avola e una ricerca sui biotipi”.

In tema anche l’intervento di Antonio Froio, enologo dell’azienda Feudo Principi di Butera (Caltanissetta). “Dal 2016 non è più possibile produrre Nero d’Avola IGT – osserva – Questo ha sicuramente innalzato la qualità del prodotto costringendo i produttori a rispettare il disciplinare più rigido della DOC Sicilia. Ora, però, è il momento di individuare delle sottozone che possano essere riportate in etichetta dando così al consumatore la possibilità di scegliere tra le varie espressioni che questo vitigno può regalare”. Semplificando, possiamo parlare di tre territori in cui si utilizzano principalmente tre biotipi differenti: il biotipo A nell’agrigentino (l’unica zona con terreni uniformi di matrice calcarea), il biotipo B in provincia di Trapani e Palermo (zona caratterizzata da temperature più elevate) e il biotipo C nel siracusano (dove è forte l’influenza marina).

E durante la masterclass che ha proposto 12 etichette alla cieca abbiamo potuto apprezzare le differenze tra i vini nati nei diversi territori. In generale possiamo dire che quelli prodotti nella zona occidentale mostravano un frutto più maturo e un calore maggiore. Tannino vellutato e minore struttura erano, invece, le caratteristiche dei vini provenienti dall’agrigentino. Grande eleganza e ampiezza nei profumi distinguevano le etichette della provincia di Siracusa. Parliamo di tratti caratteristici che potrebbero certamente giustificare l’introduzione di menzioni geografiche aggiuntive all’interno della DOC Sicilia Nero d’Avola.

Ma se si parla di zonazione non possiamo non citare Matteo Catania di cantina Gulfi, erede del fondatore Vito Catania scomparso nel 2017. “Mio padre era convinto che ogni singola contrada e addirittura ogni singola vigna potessero dare vini differenti – conferma – D’altronde i contadini di un tempo sapevano perfettamente quali erano le vigne migliori. La nostra filosofia aziendale è sempre stata quella di valorizzare le contrade vinificandole e imbottigliandole separatamente tanto nella sola DOC Eloro produciamo 4 cru differenti. Altro nostro punto fermo è la coltivazione ad alberello che secondo noi valorizza al massimo questo vitigno che ama le potature corte e deve sopravvivere in un ambiente molto soleggiato”.

Durante il nostro soggiorno non potevano certo mancare le visite in azienda che hanno coinvolto Cantina Marilina in contrada San Lorenzo (Sr) e Tenuta la Favola in contrada Buonivini (Sr). Entrambe abbracciano una viticoltura sostenibile che propone agricoltura biologica certificata in vigna e riduzione massima degli interventi in cantina. Cantina Marilina è nata nel 2001 per volere di Angelo Paternò, ex presidente della DOC Eloro e per lunghi anni enologo e direttore tecnico prima alle Cantine Settesoli di Menfi e poi presso Duca di Salaparuta. Il suo percorso lo ha visto passare da aziende produttrici di svariati milioni di bottiglie alla sua attuale realtà che può contare su 60 ettari (di cui 30 vitati) con una produzione annua di circa 60 mila bottiglie. “Oggi l’azienda è guidata dalla mie due figlie Marilina e Federica – racconta Angelo Paternò durante la visita – Il nostro obiettivo era quello di rispettare il carattere di questa terra, così abbiamo deciso di vinificare in vasche di cemento utilizzando lieviti indigeni e rinunciando al controllo delle temperature. Tra le altre cose siamo anche certificati vegan in quanto non utilizziamo prodotti di origine animale”.

La seconda visita ci ha portati a Tenuta La Favola dove abbiamo incontrato Corrado Gurrieri e sua moglie Valeria Valenza. Corrado, enologo e agronomo, è stato per molti anni un ricercatore universitario e poi responsabile della Cantina Sperimentale di Noto. Pur essendo la quinta generazione di una famiglia di viticoltori, Corrado comincia ad imbottigliare come Tenuta La Favola solamente nel 2004. “Questa tenuta ha circa 180 anni ed da sempre è di proprietà della mia famiglia – racconta mentre passeggiamo intorno alla cantina – Io negli anni ’90 ho iniziato a seguire la produzione per poi intraprendere un percorso da ricercatore che mi ha portato lontano. Sono tornato quando ho avuto la possibilità di collaborare con la Cantina Sperimentale di Noto e a quel punto io e mia moglie abbiamo pensato di rilanciare la produzione”.

A Tenuta La Favola tutto ruota intorno alla ricerca dell’equilibrio tra uomo e natura che si sostanzia nella valorizzazione della biodiversità. Intorno ai filari si notano essenze aromatiche spontanee, tigli, banani e carrubi oltre agli ulive con cui si produce un buonissimo olio Evo. La cantina è un vero e proprio palmento in cui sono ospitate anche delle anfore in gres da 4hl: contengono un Nero d’Avola che entrerà in commercio nel 2020. Noi Vinomadi abbiamo avuto l’opportunità di degustarlo in anteprima abbinato ad una fantastica merenda siciliana a base di pane, olio, alici, pomodoro e formaggio. Da segnalare anche il fantastico sfincione (pizza ricoperta con pomodoro, cipolla, origano e caciocavallo) che abbiamo gustato insieme ad un vino bevuto direttamente dal carrateddu, una piccola botte in legno da cui i contadini sorseggiavano il vino durante la vendemmia.

Il nostro viaggio si è chiuso così, rievocando un mondo semplice ma ricco di umanità in cui il vino era parte integrante della vita familiare. È questo che ci piace della Sicilia: tutto rimanda alla terra. E allora appuntamento alla prossima edizione della Giornata Internazionale del Nero d’Avola che porterà un pezzo di Sicilia a New York!

I nostri migliori assaggi

Menfi, Agrigento
Marilena Barbera Menfi DOC Lu Còri 2017

100% Nero d’Avola – Gr. 13,5%
Marilena Barbera, come molti siciliani, ha vissuto tanti anni lontana dalla sua isola per poi tornare a lavorare nell’azienda vitivinicola di famiglia. Prima occupandosi di marketing e vendite e poi, dopo la scomparsa del padre, seguendo in prima persona la produzione dalla vigna alla cantina. E’ così che i 18 ettari vitati posti vicino al mare di Menfi (Ag) sono stati convertiti al biologico e in cantina sono state introdotte le fermentazioni spontanee riducendo al minimo le pratiche enologiche. La degustazione – Rosso rubino poco trasparente. Naso giovane e fresco in cui frutti di bosco e ciliegia si uniscono a richiami floreali e sbuffi salmastri. Restano sullo sfondo delicate note di spezie dolci. L’ingresso in bocca mostra buona freschezza bilanciata dal calore e dal tannino fine. Il finale si allunga su una piacevole scia sapida e fruttata. Fermentazione spontanea con macerazione di 7/10 giorni. Una piccola parte della massa sosta 6 mesi botte grande, il resto in acciaio. Filtrato in maniera grossolana prima di essere imbottigliato.

Marsala, Trapani
Cantine Fina Sicilia DOC Nero d’Avola 2017
100% Nero d’Avola – Gr. 14%
Azienda nata nel 2005 a Marsala per volere di Bruno Fina, enologo con una lunga esperienza nel campo della ricerca sperimentale. L’azienda può contare su 50 ettari condotti in regime di agricoltura biologica con una produzione annua di circa 300 mila bottiglie. La degustazione – Rosso rubino concentrato. Il frutto rosso maturo si unisce a ricordi di macchia mediterranea e note speziate di pepe. Il sorso offre buona struttura e calore bilanciate da una importante spalla fresco-sapida. Il tannino vivo introduce un finale di buona persistenza in cui torna il frutto rosso maturo. Fermentazione in acciaio, poi sei mesi in botti da 30 hl.

Agrigento
Tenute Cuffaro Sicilia DOC Nero d’Avola Filippo II 2016
100% Nero d’Avola – Gr. 14%
La famiglia Cuffaro da sempre lavora questo lembo di terra in provincia di Agrigento su un altopiano posto a 300 mt di altezza non lontano dalla Scala dei Turchi. Prima per conto del Barone Agnello Pasciuta e poi, dopo la riforma agraria, in qualità di proprietari terrieri. Oggi i 12 ettari di vigne certificate biologiche sono coltivate da Rosario Cuffaro che si occupa anche della vinificazione. La degustazione – Rosso rubino abbastanza trasparente. Naso elegante che ai piccoli frutti rossi abbina richiami speziati (pepe, noce moscata) e sentori di erbe aromatiche secche. In bocca offre delicata morbidezza e calore per poi rivelare una buona vena acida e tannino fine. Media la persistenza che indugia su note speziate. Fermentazione in acciaio, poi metà della massa passa in barrique di secondo e terzo passaggio per 12 mesi mentre la restante parte continua ad affinare in vasca.

Pachino, Siracusa
Gulfi Terre Siciliane IGT Nero Sanlorè 2015
100% Nero d’Avola – Gr. 14%
Azienda nata dalla passione di Vito Catania e oggi portata avanti dai sui figli Raffaele, Davide e Matteo. Storica la collaborazione con l’enologo e agronomo Salvo Foti che propone una viticoltura rispettosa dell’ambiente e poco invasiva in cantina. Il Nero Sanlorè è un cru che nasce dall’omonima vigna di 2,5 ettari posta a 700 da una della spiaggia di San Lorenzo, una delle più belle della riserva di Vendicari. La densità d’impianto è di 7000 ceppi per ettaro allevati ad alberello con età media di 40 anni e una resa che non supera i 40 quintali per ettaro. La degustazione – Naso ampio che agli sbuffi balsamici e salmastri unisce confettura di frutti di bosco, note di macchia mediterranea, erbe aromatiche e spezie dolci. Il sorso è piacevolmente fresco, caldo e caratterizzato da un tannino morbido e setoso. Vino di grande equilibrio che propone un lungo finale sapido. 24 mesi in tonneau e barrique.

Noto, Siracusa
Tenuta La Favola Eloro DOC Pachino La Favolosa 2012

100% Nero d’Avola – Gr. 14,5%
Azienda biologica con doppia certificazione italiana e svizzera proprietaria di 12 ettari di vigne poste in contrada Buonivini. A seguire la produzione è Corrado Gurrieri, per anni ricercatore nel campo dell’enologia, coadiuvato dalla moglie Valeria Valenza, germanista e promotrice di progetti multiculturali e artistici. La degustazione – Rosso granato abbastanza trasparente. Naso evoluto che propone note di marasca sotto spirito, mallo di noce, erbe aromatiche e bastoncino di liquirizia su sottofondo balsamico. In bocca mostra grande equilibrio con l’alcol assolutamente integrato e bilanciato da ottima freschezza. Il tannino nobile apre la via ad un lungo finale sapido in cui torna un leggero ricordo di liquirizia. Fermentazione spontanea in acciaio, 18 mesi in botti di rovere francese.

Photo credit: Manuele Petri