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Il consueto appuntamento annuale con Le Contrade dell’Etna ha richiamato a Randazzo operatori e appassionati da tutto il mondo con l’obiettivo di degustare i vini di 94 aziende etnee.

Stavolta noi Vinomadi ci siamo arrampicati sul vulcano attivo più alto d’Europa. Tanto attivo che nei tre giorni della nostra permanenza ha continuamente sbuffato fumo dal suo cratere rendendo indimenticabile il già meraviglioso paesaggio. L’obiettivo della nostra missione era quello di partecipare all’undicesima edizione di “Le Contrade dell’Etna” in programma il 23 aprile.

Come prima cosa abbiamo preso possesso della nostra casetta a Solicchiata: altro non poteva essere se non un vecchio palmento (cantina in cui si pigiava l’uva) costruito interamente in roccia lavica e circondato da una vigna con i tipici alberelli. La nostra fama deve averci preceduti visto che la padrona di casa, la signora Rosa, ci ha fatto trovare una delle 300 bottiglie di vino prodotte ogni anno con l’uva raccolta nella vigna. E’ così che, nonostante volessimo fare i bravi, abbiamo cominciato a degustare appena arrivati sull’Etna…

Dopo il brindisi siamo andati verso Piano Provenzana per ammirare la maestosità della colata lavica del 2002. Naturalmente ci siamo persi e abbiamo dovuto chiedere informazioni fermandoci ad un benzinaio. Il caso ha voluto che la persona a cui ci siamo rivolti non fosse l’addetto alle pompe ma nientepopodimeno che Marco Wiegner, proprietario dell’omonima cantina che nei giorni successivi abbiamo avuto il piacere di visitare. Ma questa è una lunga storia che merita un articolo a parte…

Il giorno dopo ci siamo avviati verso il Castello Romeo di Randazzo dove circa 94 aziende si erano riunite per far degustare in anteprima le loro etichette. Ma da dove nasce il nome dell’evento? Iniziamo col dire che pochi territori in Italia possono esprimere tanti cru quanti l’Etna. E a testimoniarlo è anche il disciplinare della Doc istituita nel 1968 e modificata nel 2011 introducendo la possibilità di indicare in etichetta la contrada di provenienza del vino. E’ così che sono nati ufficialmente i “vini di contrada”, cioè vini che provengono da una o più vigne inserite in uno specifico territorio.

A creare l’evento nel 2008 è stato Andrea Franchetti, proprietario dell’azienda etnea Passopisciaro e della toscana Tenuta di Trinoro. A lui, Marco De Grazia (Tenuta delle Terre Nere) e Frank Cornelissen va il merito di aver anticipato i tempi rilanciando un territorio che vanta una lunghissima tradizione.

UN PO’ DI STORIA
Per secoli l’economia dell’Etna si è basata sulla produzione di vino che veniva esportato in tutta Europa. E’ per questo che fu costruita la ferrovia Circumetnea che portava il vino al porto di Riposto da dove partivano le navi per Genova e Marsiglia. Poi alla fine del’800 una serie di eventi portarono alla distruzione del vigneto etneo. Primo fra tutti la fillossera ma anche l’imposizione di un nuovo regime di dazi sul commercio che misero in ginocchio il porto. Poi nel secondo dopoguerra la riforma agraria parcellizzò i latifondi e molti piccoli proprietari convertirono le rimanenti vigne ad aranceti e noccioleti, a suo tempo molto più redditizi. Con l’industrializzazione è arrivato anche il fenomeno dell’abbandono delle campagne in favore delle città e per mezzo secolo è stato come se queste terre avessero dimenticato la propria storia. Qui la viticoltura, a parte produttori storici come Benanti, è rinata tra la fine degli anni ’90 e l’inizio degli anni 2000 e a quasi 20 anni dal suo rilancio siamo ancora in pieno fermento. Basti dire che oggi un ettaro di vigna può costare anche più di 100 mila euro… Il motivo è presto detto: suoli vulcanici, alta quota, grandi escursioni termiche, vigne storiche con alberelli centenari, vitigni autoctoni di grande valore, i monti Nebrodi a nord che proteggono dai venti e il mare a sud-est.

Nonostante tutto questo interesse è ammirevole la voglia dei produttori di mantenere la propria identità. Ed anche Le Contrade dell’Etna negli anni ha preservato la sua piacevole atmosfera da fiera, evitando effetti speciali che non siano il pennacchio di fumo bianco che si alza dal cratere in lontananza. Singolare, invece, la scelta di concedere agli addetti ai lavori solamente quattro ore (dalle 9 alle 13) prima di aprire i cancelli alle migliaia di appassionati che hanno giustamente preso d’assalto i banchi d’assaggio. Forse sarebbe il caso di raddoppiare i giorni dell’evento riservando una giornata intera agli operatori che devono confrontarsi con oltre 500 etichette a base principalmente di Nerello Mascalese, Nerello Cappuccio (rossi) e Carricante (bianchi).

Altre perplessità nascono dalla scelta dei campioni in degustazione: molte aziende hanno deciso di portare le ultime annate imbottigliate mentre altre hanno preferito interpretare in maniera estrema il concetto di en primeur proponendo solo campioni di botte. Una scelta che per Etna Bianco ed Etna Rosato ha certamente senso, meno per i rossi della vendemmia 2017 che ancora devono fare la malolattica. Soprattutto in considerazione del fatto che metà della giornata è dedicata ad un pubblico che molto probabilmente non ha la preparazione per interpretare un campione di botte.

A parte queste poche note dolenti, possiamo dire di aver degustato delle grandi etichette, anche nell’annata 2017 caratterizzata da grande calore e siccità. Questo ha innalzato le gradazioni alcoliche e donato maggiore struttura ai vini che per questo millesimo hanno dismesso la loro tipica veste leggiadra ed elegante per indossare abiti più barocchi. E se pensiamo alle meraviglie del barocco siciliano siamo sicuri che nel tempo la ’17 darà grandi soddisfazioni, tanto che a Milo (versante sud, terra di bianchi a base Carricante) è considerata una delle migliori degli ultimi 15 anni.

Come dimostra l’Etna Bianco Superiore 2017 della storica azienda Barone di Villagrande. Ad un naso caratterizzato dalla frutta gialla matura abbina struttura e piacevoli rimandi salmastri. O il Pietradolce Etna Bianco Archineri 2017 con il suo naso caratterizzato da ricordi di agrumi ed erbe aromatiche e il sorso di grande equilibrio. Altra etichetta di assoluto valore è l’Etna Bianco A’Puddara di Tenute di Fessina che abbiamo avuto il piacere di degustare nella sua annata 2016 (esce a 2 anni dalla vendemmia). Si tratta a tutti gli effetti di un vino di montagna che nasce a 900 metri sul livello del mare in quel di Biancavilla, versante sud dell’Etna. Viene prodotto con uve Carricante in purezza che fermentano interamente in botte grande. Il naso è ampio e ci si ritrova la vegetazione spontanea del luogo unita a ricordi di pietra focaia. La mineralità torna in bocca con decisa sapidità insieme agli agrumi (pompelmo) con la freschezza che accompagna il lungo finale.

Non vanno poi dimenticati i rosati, vini che qui in Sicilia più che altrove reiterano tradizioni secolari come il “pista e mutta”, ovvero il tradizionale vino ottenuto dalla pressatura delle uve a bacca nera con l’immediata separazione del mosto dalle bucce. Diverse le interpretazioni tra i vari produttori con i colori che variano dal rosa buccia di cipolla al rosa chiaretto. Tra i migliori citiamo il Piano dei Daini Etna Rosato 2017 di Tenute Bosco. Un rosato dalla lunghissima persistenza che sa conquistare già al naso con sottili note vegetali che vanno dallo sfalcio d’erba alle erbe aromatiche. In bocca si confermano le sensazioni saline e minerali per un bicchiere da bere sotto l’ombra di un albero in piena estate. Più tradizionale, a partire dal colore più intenso per arrivare ai profumi più fruttati, l’Etna Rosato Alnus 2017 de I Custodi delle Vigne dell’Etna che come filosofia hanno proprio quella di preservare la storia di queste terre.

Passando ai rossi, tralasciando i campioni di botte 2017, siamo rimasti piacevolmente impressionati dall’annata 2016. Il Tornatore Etna Rosso Trimarchisa ci ha stupiti con le sue note di macchia mediterranea mentre il Cottanera Etna Rosso Diciassettesalme si caratterizza per i suoi richiami balsamici. Più floreale il Frank Cornelissen Munjebel PA (da vasca). Andando indietro nel tempo (annata 2014) le spezie diventano protagoniste come nel Wiegner Etna Rosso Contrada Rampante 2014. Il Tenuta di Fessina Etna Rosso Riserva Il Musmeci 2012 riesce invece ad unire tutte queste diverse sfaccettature in un unico sorso davvero emozionante.

La nostra mattinata si è conclusa con un magnifico pranzo nella cantina Passopisciaro dove abbiamo avuto modo di degustare tutte le etichette aziendali. Un’altra bella storia che vi racconteremo a breve come la visita a Frank Cornelissen, vignaiolo “estremo” che abbiamo avuto modo di conoscere il giorno dopo Contrade. Concludendo possiamo dire che i vini dell’Etna si confermano tra i migliori in circolazione e a dimostrarlo sono anche i numeri con i prezzi delle etichette in continua ascesa. Altro segnale importante sono le esportazioni che riguardano il 75% della produzione. Non è un caso se buona parte degli operatori presenti al Castello Romeo veniva dall’estero…

I nostri migliori assaggi

Contrada Villagrande, Milo
Barone di Villagrande Etna Bianco Superiore 2017
Carricante 90%, altri vitigni autoctoni etnei 10% – Gr. 13%
La storia di questi produttori parte addirittura nel 1727 ed è legata strettamente alla contrada, quella di Villagrande ovviamente, dove vivono da ormai 10 generazioni. Oggi Marco Nicolosi porta avanti la tradizione iniziata quando il suo avo Don Carmelo Nicolosi ricevette il titolo di Barone di Villagrande. L’azienda può contare su 18 ettari vitati di proprietà posti nei dintorni di Milo (700 mt slm) che permettono una produzione annua di circa 70 mila bottiglie. La degustazione – Giallo paglierino. Naso che alla frutta gialla matura abbina richiami salmastri, erbe aromatiche e note di fiori gialli freschi. Il sorso offre buona struttura e freschezza citrina ma è la sapidità a donare al finale una persistenza infinita. Solo acciaio.

Contrada Caselle, Milo
Pietradolce Etna Bianco Archineri 2017
Carricante 100% – Gr. 13,5%
Azienda fondata nel 2005 da Michele Faro, importante florovivaista siciliano. Gli 11 ettari di vigne sono distribuiti tra Contrada Randazzo e contrada Zottorinoto sul versante nord e Contrada Caselle sul versante est. L’Archineri bianco nasce da una vigna prefillosserica con alberelli a piede franco di 120 anni posta a 900 metri di altezza nelle vicinanze di Milo. La degustazione – Giallo paglierino. Al naso propone note di pesca bianca, ginestra, erbe aromatiche e agrumi. Sorso che rivela buon equilibrio con la componente alcolica ben bilanciata dalla freschezza. Lungo il finale caratterizzato da grande sapidità. Solo acciaio.

Contrada Santo Spirito, Passopisciaro
Tenute Bosco Piano dei Daini Etna Rosato 2017
Nerello Mascalese 100% – Gr. 14,5%
Tenute Bosco nasce nel 2010 grazie alla passione di Sofia Bosco e di suo marito Concetto che recuperano circa 10 ettari di vigne poste nelle contrade di Piano dei Daini a Solicchiata e Santo Spirito a Passopisciaro, a 700 metri di altezza. Quasi la metà sono vigne coltivate ad alberello, franche di piede e piantate in epoca pre-fillossera. Come la vigna da cui nasce l’Etna Rosato che nel 1879 venne miracolosamente risparmiata da una grande eruzione. La degustazione – Rosa buccia di cipolla. Al naso la pesca si unisce a fiori di campo, sfalcio d’erba, erbe aromatiche e richiami balsamici. Il sorso morbido e caldo è ben bilanciato dalla grande spalla fresco sapida. Ottima la persistenza che indugia su sensazioni sapide e fruttate. Solo acciaio.

Contrada Trimarchisa, Castiglione di Sicilia
Tornatore Etna Rosso Trimarchisa 2016
Nerello Mascalese 80%, Nerello Cappuccio 20% – Gr. 14,5%
Viticoltori dal 1865, i Tornatore possiedono 50 ettari di vigne nei dintorni di Castiglione di Sicilia. La contrada Trimarchisa è composta da un costone di terreno lavico con presenza di sedimenti calcarei degradante verso il fiume Alcantara. Le viti hanno un’età media di oltre 40 anni. La degustazione – Rubino trasparente. Note di macchia mediterranea e sbuffi balsamici introducono sentori di frutti di bosco e spezie. In bocca offre grande equilibrio grazie al tannino setoso ed alla piacevole morbidezza ben contrastata dalla grande freschezza. Finale lungo e coerente.

Contrada Diciassettesalme, Castiglione di Sicilia
Cottanera Etna Rosso Diciassettesalme 2016
Nerello Mascalese 100% – Gr. 14%
100 ettari in un unico corpo dei quali 65 vitati. Questo è il grande tesoro di Cottanera, azienda nata nel 2000 nel comune di Castiglione di Sicilia per volere di Guglielmo Cambria che decise di sostituire i noccioleti con le vigne. Oggi dopo la sua scomparsa la cantina è guidata dai suoi 3 figli e dal fratello Enzo. La degustazione – Rosso rubino con buona trasparenza. Note balsamiche si uniscono a ricordi di sottobosco, spezie e piccoli frutti rossi. Sorso caratterizzato da grande freschezza e tannino nobile. Molto sapido il finale in cui tornano i richiami balsamici. Otto mesi in botti grandi.

Contrada Feudo di Mezzo, Castiglione di Sicilia
Frank Cornelissen Munjebel PA 2016 da vasca
Nerello Mascalese 100%
Frank Cornelissen, belga trapiantato in Sicilia, ha un passato da commerciante di vini. Nel 2000 arriva sull’Etna dopo aver degustato alla cieca un rosso di queste zone. E’ colpo di fulmine: si trasferisce e negli anni acquista 24 ettari di vigne riducendo al minimo gli interventi in vigna e in cantina dove si utilizzano unicamente grandi contenitori in vetroresina senza controllo delle temperature, fermentazioni spontanee e zero solfiti aggiunti. La degustazione – Rosso rubino con buona concentrazione. Naso elegante che alle erbe spontanee unisce fiori di campo e piccoli frutti rossi. Sorso delicato in cui spicca il tannino nobile, la buona freschezza e la grande sapidità. Infinita la persistenza. Solo vetroresina.

Contrada Rampante, Passopisciaro
Wiegner Etna Rosso Contrada Rampante 2014
Nerello Mascalese 100% – Gr. 14%
Peter Wiegner, oggi 77enne, arriva sull’Etna nel 2002 investendo buona parte dei suoi averi nell’acquisto di una tenuta di circa 6 ettari a Passopisciaro. Il primo imbottigliamento arriva nel 2007 mentre nel 2009 costruisce una moderna cantina con bottaia di affinamento. Importante il contributo di suo figlio Marco che oggi si occupa di tutti gli aspetti della produzione. La degustazione – Rosso rubino con buona trasparenza. Le note balsamiche aprono la via a piccoli frutti rossi, erbe aromatiche, pepe e scatola di sigari. Dopo l’ingresso morbido entrano in gioco grande freschezza e sapidità. Il tannino nobile introduce un lunghissimo finale balsamico. Vinificato in tino troncoconico in legno da 22 ettolitri, poi 18 mesi in botti da 15 ettolitri.

Contrada Rovittello, Castiglione di Sicilia
Tenuta di Fessina Etna Rosso Riserva Il Musmeci 2012
Nerello Mascalese 100% – Gr. 14%
Tenuta di Fessina nasce nel 2007 a Rovittello quando Silvia Maestrelli acquista un vigneto ultracentenario con al centro un vecchio palmento in pietra lavica con l’antica torchio ancora intatto. Oggi l’azienda può contare su 7 ettari di vigne di proprietà più 5 in affitto. Il Musmeci nasce da una selezione di alberelli ultracentenari ed è dedicato ai vecchi proprietari che hanno preservato questo patrimonio. La degustazione – Rosso rubino tendente al granato con buona trasparenza. Ricordi di arancia aprono la via a note balsamiche, frutti rossi, fiori e spezie. Sorso molto fresco bilanciato dal tannino importante ma di estrema qualità. Molto sapido il lunghissimo finale. Otto mesi in tonneau, 1 anno in botte da 35 ettolitri, 4 anni in bottiglia.