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La Campania del vino in mostra in alcuni dei luoghi più belli e rappresentativi della regione: dalla Reggia di Caserta ai vicoli di Napoli, passando per i suoi meravigliosi territori di produzione.

Ok, diciamolo: chiudersi in una sala e degustare alla cieca 109 vini bianchi e 110 vini rossi non è roba da Vinomadi! Noi siamo quelli del vino senza scorciatoie, delle visite in cantina e delle passeggiate in vigna con i produttori… Non ci staremo forse trasformando anche noi in annoiati “winebloggers”? Tranquilli, Campania Stories tutto è stato meno che noioso! In effetti si tratta di un evento in puro stile Vinomade: alle degustazioni alla cieca (utilissime per fare “un’istantanea” sulla produzione regionale) si sono infatti alternate visite nelle città di Caserta e Napoli oltre ad incursioni nei più importanti areali vitivinicoli della regione dove abbiamo potuto incontrare decine di produttori.

E’ così che siamo passati dalla Reggia di Caserta, sede della conferenza stampa di presentazione, ai vicoli di San Gregorio Armeno dove abbiamo incontrato l’artista del presepe napoletano Giuseppe Ferrigno. Simile il percorso gastronomico che ha alternato chef stellati come Rosanna Marziale alla mitica pizza di Michele nei vicoli di Forcella. Perché la Campania è un ossimoro continuo, è semplice maestosità. E il vino può diventare una chiave di lettura capace di raccontarne storia, cultura e territorio. Il team di Miriade & Partners, gli organizzatori dell’evento, ha il merito di aver fatto propria questa visione aprendosi al contesto circostante evitando così di isolarsi nella pur bella main location di Palazzo Caracciolo a Napoli.

Spostandoci continuamente tra città e vigneti siamo riusciti a percepire le diverse anime della regione dove aree urbane densamente abitate si alternano a paesaggi montani e agricoli che ospitano le più importanti denominazioni della regione (Taurasi, Fiano di Avellino, Greco di Tufo). Sono territori caratterizzati da grandi escursioni termiche e da precipitazioni medie superiori alla media. Le nostre escursioni sono partite dalla provincia di Caserta protagonista di un tasting collettivo svoltosi all’interno dell’azienda Sclavia, nel comune di Formicola. Ad attenderci 10 produttori che hanno portato in degustazione etichette a base di Pallagrello (bianco e nero), Casavecchia, Aglianico, Primitivo, Piedirosso, Falanghina e Fiano.

Da segnalare il Galardi Terre di Lavoro 2008 (80% Aglianico, 20% Piedirosso) divenuto ormai un classico grazie alla sapiente mano dell’enologo Riccardo Cotarella e alla benedizione di Robert Parker che lo ha paragonato ai grandi bordolesi. E in effetti la 2008 sfodera potenza ed eleganza abbinate a delicati richiami vegetali e speziati che rimandano ai migliori tagli a base Cabernet Sauvignon. Ottimo anche il Nanni Copè Sabbie di Sopra 2016 (90% Pallagrello Nero, 5% Aglianico, 5% Casavecchia) con il naso caratterizzato da richiami floreali e sottobosco e la bocca ricca di acidità e freschezza che riserva un lungo finale. Tra i vini a base Casavecchia ci è piaciuto il Casavecchia Riserva 2014 di Vestini Campagnano con le sue erbe romatiche e il tannino vivo. Sorprendente il Pallagrello Bianco 2016 della Cooperativa Viticoltori del Casavecchia che offre un naso floreale e salmastro abbinato a grande sapidità, il tutto ad un prezzo assolutamente competitivo. La serata si è conclusa con un braciolata a base di ottima carne locale accompagnata dalle immancabili mozzarelle di bufala.

Il giorno dopo è stata la volta della degustazione coperta di 109 vini bianchi campani. Sorprendenti le performance delle etichette a base Falanghina come il Falerno del Massico 2014 di Villa Matilde che offre piacevoli note floreali unite a frutta gialla e secca con una bocca caratterizzata da grande sapidità e persistenza. Sugli scudi la denominazione Campi Flegrei con l’Agnanum Falanghina 2016 che alle note salmastre abbina ottimo equilibrio e persistenza e La Sibilla Falanghina Cruna del Lago 2015 che a tre anni dalla vendemmia offre delicati ricordi di idrocarburi ed erbe aromatiche e un sorso decisamente fresco.

Ma il vitigno a bacca bianca campano che dà maggiori soddisfazioni resta il Fiano, soprattutto se gli si concede il tempo per affinare in bottiglia. Come dimostra la 2014 del Fiano di Avellino Ciro 906 di Ciro Picariello: naso elegante con agrumi e frutta a polpa bianca e bocca citrina e sapida equilibrata da una delicata morbidezza. Gli idrocarburi tornano nel Vuolo Colli di Salerno Fiano 2015 accompagnati da frutta a polpa gialla ed erbe aromatiche. Il sorso è equilibrato grazie al contrasto tra sapidità e morbidezza. Tra i Fiano più giovani segnaliamo invece il Colli di Lapio Fiano di Avellino 2017 che offre richiami salmastri, agrumi e frutta gialla e una lunghissima persistenza. Buonissimo il Pietracupa Fiano di Avellino 2016 che vira invece su note di pietra focaia, frutta a polpa bianca e agrumi con un finale decisamente sapido.

La degustazione si è chiusa con le etichette a base di Greco con la denominazione Tufo a rappresentare la quasi totalità degli assaggi. A spiccare sono stati il Greco di Tufo Vigna Cicogna 2017 di Benito Ferrara che, pur essendo ancora timido, esprime già grande eleganza grazie alle note gessose unite ad agrumi e frutta a polpa gialla. Morbido e salato il sorso. Nota di merito anche al Di Prisco Greco di Tufo 2016 che al gesso unisce richiami di fiori gialli e un lunghissimo finale sapido.

Per riprenderci dalla lunga giornata di assaggi abbiamo partecipato ad una bellissima visita guidata del centro storico di Napoli, sempre più una delle mete turistiche preferite da italiani e stranieri. Il tour si è concluso Da Michele, una delle pizzerie più famose della città. Noi abbiamo avuto il privilegio di saltare l’immancabile fila prima di essere serviti con una magnifica pizza metà marinara e metà margherita: se ci ripensiamo ci viene da piangere…

Il terzo giorno è stato dedicato alla degustazione alla cieca di 110 vini rossi campani. Di nuovo il blend Piedirosso (80%) e Aglianico (20%) ha dato belle soddisfazioni, questa volta in proporzioni inverse rispetto al Galardi Terre di Lavoro. Parliamo del Casa Setaro Vesuvio Lacryma Christi Rosso Don Vincenzo 2014 che ci ha stupiti con i suoi ricordi di macchia mediterranea e la bella balsamicità uniti ad una bocca decisamente fresca e dal tannino integrato. Tornando nell’areale di Caserta, interessante il Pallagrello Nero Cunto Murella 2014 di Alois capace di sprigionare sentori mentolati uniti a piccoli frutti rossi. Piacevole la bocca che ai richiami fruttati abbina grande freschezza e sapidità.

Naturalmente la parte del leone l’hanno fatta i vini a base di Aglianico. Al di fuori dell’Irpinia si segnala il Sannio Sant’Agata dei Goti Aglianico Cesco di Nece 2015 di Mustilli con il suo naso ampio che rivela aromi di macchia mediterranea, erbe aromatiche e spezie e la bocca equilibrata e dal tannino nobile. Importante anche la prestazione del Fontanavecchia Aglianico del Taburno Grave Mora Riserva 2011 caratterizzato da sentori di chiodo di garofano, sottobosco ed eucalipto. Grande la freschezza bilanciata dal tannino asciugante e di qualità. Dal Cilento, invece, il Paestum Aglianico Naima 2010 di Viticoltori De Conciliis che ai richiami vegetali unisce note di mora e spezie dolci. Da manuale il tannino che introduce un lungo finale sapido.

In Irpinia ci ha sorpreso una piccola cantina a noi sconosciuta, Cantine Delite, che proponeva due ottime etichette: il Campi Taurasini Nonna Seppa 2015 e il Taurasi Pentamerone 2012. Da approfondire… Continua a stupirci anche una cantina che abbiamo conosciuto ultimamente a Roma in occasione di un evento: Villa Raiano con il suo Taurasi 2013 che alle note balsamiche unisce marasca tabacco e pepe proponendo un sorso di grande equilibrio e persistenza. Nota di merito anche alla cantina più importante della Campania, Feudi di San Gregorio, che con il Taurasi Feudi Studi Candriano 2013 ha proposto un’etichetta di grande valore. Le note floreali si uniscono a richiami mentolati, mora e spezie. Poi il sorso offre grande equilibrio, freschezza e tannino nobile. Anche il Taurasi Nero Né 2013 di Il Cancelliere si conferma a grandi livelli con i sui sentori di noce di cola erbe aromatiche e macchia mediterranea. Morbido il sorso e integrati i tannini.

Da urlo uno dei vini dell’azienda Sertura, che abbiamo avuto la fortuna di visitare nella nostra ultima giornata a Campania Stories insieme alla cantina Vigna Maurisi e che vi racconteremo a breve in due articoli dedicati. Si tratta del Taurasi 2012 dal naso ampio ed evoluto che offre ricordi di potpourri, spezie orientali, ribes e mora. Bocca da manuale dotata di grande freschezza, tannino nobile e un lunghissimo finale sapido e fruttato. La giornata è poi proseguita con la visita di Cantina del Barone di Luigi Fusco e di Cantine dell’Angelo di Angelo Muto ma anche queste saranno due belle storie che vi racconteremo a parte.

La serata ci ha riservato una incredibile cena/degustazione in compagnia di circa 15 aziende irpine aderenti al Consorzio Produttori Vitivinicoli. Ognuna ha portato in degustazione bottiglie di annate vecchie che hanno dimostrato la grande longevità dei vini di questo territorio, rossi ma soprattutto bianchi. Tra le tante etichette degne di menzione da ricordare la doppia magnum di Benito Ferrara Greco di Tufo Vigna Cicogna 2008, la magnum di Cantine del Barone Fiano Particella 928 2010, la Coda di Volpe Torama 2008 di Traerte, la mini verticale di 3 annate di I Favati Fiano di Avellino Pietramara e il Greco di Tufo Torrefavale 2009 di Cantine dell’Angelo. Un vero tripudio di emozioni che solo la Campania può offrire.