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Più di 50 le cantine presenti all’evento romano organizzato da Go Wine per promuovere i vitigni autoctoni italiani.

Go Wine ha inaugurato la stagione romana delle degustazioni con un suo cavallo di battaglia: Buono… non lo conoscevo! L’appuntamento si è rinnovato anche quest’anno nelle sale dell’Hotel Savoy dove tra i banchi d’assaggio noi Vinomadi abbiamo incontrato produttori provenienti da tutto lo stivale. Protagonisti assoluti della serata i vitigni autoctoni italiani che rendono unico il nostro patrimonio ampelografico. L’Italia, infatti, ne può contare circa 500 (di cui 350 registrati ufficialmente) ed è seconda solo alla Georgia, luogo da dove la vite è partita alla conquista del mondo. E non è un caso se ai primi cinque posti nella classifica dei vitigni più coltivati nel nostro paese risultino essere proprio cinque autoctoni: Sangiovese, Montepulciano, Catarratto, Trebbiano e Glera.

Ma l’evento di Go Wine vuole dare maggiore spazio a tutte quelle uve meno conosciute che danno vita a piccole produzioni di grande qualità. Etichette che molto spesso lasciano stupito anche il degustatore più esperto. E la sempre maggiore attenzione rivolta verso queste realtà è alla base dell’affermazione di perle nascoste come la Tintilia del Molise, ben rappresentata dal Macchiarossa 2013 di Claudio Cipressi, una piacevole conferma. O come l’Erbaluce di Caluso dell’azienda Ciek.

Non dimentichiamoci, però, che il vitigno a bacca bianca più premiato d’Italia è un autoctono: parliamo del Verdicchio che nella denominazione Castelli di Jesi era degnamente rappresentato dall’Utopia 2015 di Montecappone. Tra i banchi ci ha poi fatto piacere ritrovare una nostra recente scoperta: il Pallagrello Bianco 2016 dei Viticoltori del Casavecchia. Li avevamo conosciuti a Campania Stories dove questa etichetta spiccava per l’ottimo rapporto qualità/prezzo. Molto interessante anche il banco d’assaggio dedicato al Consorzio Vite in Riviera dove abbiamo apprezzato la grande qualità media delle etichette di 25 produttori liguri.

Ma adesso passiamo in rassegna i nostri migliori assaggi tra le etichette che non conoscevamo:

Foresti Vermentino I Soli 2017
100% Vermentino – Gr. 12,5%
Piccola azienda di 15 ettari fondata nel 1979 da Marco Foresti a Camporosso (Im), pochi chilometri a est di Ventimiglia e del confine francese. In cantina si avvale della collaborazione dell’enologo Giuliano Noè. La degustazione – Giallo paglierino con riflessi dorati. Sbuffi di salsedine si uniscono a susina goccia d’oro e pesca poco matura. Poi è la volta delle erbe aromatiche con la salvia in evidenza. I fiori di agrumi completano un naso elegante e complesso. Il sorso è coerente e scivola via leggiadro grazie alla piacevole freschezza. E’ però la sapidità a dettare i tempi donando buona persistenza. Finale di mandorla fresca. Solo acciaio.

Cascina Feipu dei Massaretti Pigato 2017
100% Pigato – Gr. 13,5%
Cantina nata negli anni ’60 ad Albenga (Sv) per volere di Agostino e Bice Parodi. Oggi può contare su una superficie di 6 ettari vitati per una produzione annua di circa 70mila bottiglie. La degustazione – Giallo paglierino. Note di agrumi introducono richiami floreali e sensazioni salmastre. Il fruttato si esprime con ricordi di pesca bianca. Il sorso è caldo e decisamente sapido con la freschezza che rimane discreta accompagnatrice. Lungo il finale ammandorlato. Solo acciaio.

Trebotti 3S L’incrocio 2017
100% Manzoni Bianco, Gr. 14%
Progetto nato nel 2003 per volere di Francesco Maria e Giulia Botti che hanno deciso di acquistare alcuni terreni collinari tra i comuni di Castiglione in Teverina e Civitella D’agliano (Vt). L’idea era quella di promuovere una viticoltura sostenibile e biologica. A gestire la cantina sono i loro tre figli (i tre Botti, appunto) Bernardo, Clarissa e Ludovico Maria. Quest’ultimo era presente al banco d’assaggio e ci ha raccontato come Luigi Manzoni (ovvero il creatore del famoso Incrocio Manzoni Riesling Renano+Pinot Bianco) fosse un suo prozio. Per questo in azienda hanno provato ad impiantarne una vigna che sta dando ottimi risultati. L’incrocio fa parte della linea 3S (Sostenibile Senza Solfiti). Non non sarà un autoctono ma a noi è piaciuto molto. La degustazione – Giallo dorato. Le erbe aromatiche si accompagnano a piacevoli richiami di lavanda e frutta a polpa gialla. In bocca è molto fresco e piacevolmente caldo. Goloso e molto persistente il finale sapido e fruttato. Solo acciaio.

Calleri Rossese di Dolceacqua 2016
100% Rossese – Gr. 14%
Azienda fondata nel 1968 ad Albenga (Sv), sulla Riviera Ligure di Ponente, con l’obiettivo di promuovere i soli vitigni autoctoni del territorio (Vermentino, Pigato, Ormeasco e Rossese). La degustazione – Rosso rubino trasparente. Una nota balsamica apre la via a piccoli frutti rossi, spezie dolci e delicati richiami floreali. Grande la freschezza ben contrastata dal calore e da un tannino perfettamente integrato. Il lungo finale è dominato dalla sapidità e dai richiami fruttati e balsamici. Solo acciaio.

BioVio Granaccia Gicò 2016
100% Granaccia – Gr. 13,5%
Originariamente produttori di erbe aromatiche nella piana di Albenga, BioVio è oggi anche piccolo produttore di vino che può contare su 9 ettari vitati coltivati secondo i dettami dell’agricoltura biologica per una produzione annua di circa 60mila bottiglie. La degustazione – Rosso rubino trasparente. Sentori di erbe aromatiche si uniscono a piccoli frutti rossi, note erbacee e richiami floreali. Sorso dotato di una grande spalla fresco-sapida bilanciata da tannino setoso e delicata morbidezza. Piacevole e coerente il finale. Solo acciaio.

Ferraris Ruchè Vigna del Parroco 2016
100% Ruchè – Gr. 14,5%
Siamo a Castagnole Monferrato dove nel 1921 Luigi Ferraris acquistò i primi terreni con i proventi dell’oro trovato agli inizi del ‘900 in California.  Oggi l’azienda può contare su 21 ettari vitati e produce circa 180.000 bottiglie, di cui più di un terzo di Ruchè. La vigna del Parroco è una piccola vigna impiantata negli anni ‘60 dal parroco del paese, Don Giacomo Cauda, e che recentemente è stata acquistata dall’azienda Ferraris. La degustazione – Rosso rubino trasparente. I frutti di bosco si accompagnano a richiami balsamici, spezie scure e delicati richiami floreali. In bocca propone grande freschezza abbinata ad un tannino setoso. Caldo ed equilibrato riserva un lungo finale sapido che chiude su note fruttate. 20 mesi in tonneau.

Murales Cannonau di Sardegna Arcanos 2015
100% Cannonau – Gr. 15%
Cantina nata nel 2007 ad Olbia per volere di Piero Canopoli. Nel 2011 il progetto si è arricchito di una locanda con annesso ristorante dedicata agli enoturisti. La degustazione – Naso che propone chiari sentori di mirto, macchia mediterranea, frutta rossa matura, spezie dolci e scatola di sigari. Il sorso mostra grande freschezza e calore. Nel complesso rivela un buon equilibrio anche grazie alla qualità del tannino ed al lunghissimo finale sapido. Fermentazione in botti di rovere da 1.300 lt, poi acciaio.