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A Roma i saloni e i giardini di Palazzo Brancaccio hanno ospitato Bererosa 2018, il tradizionale evento estivo organizzato da Cucina&Vini.

Bererosa è sempre una festa e anche quest’anno ha richiamato centinaia di enoappassionati pronti a brindare all’estate con un buon calice di rosato. Il fascino di questo colore nasce dal suo essere fuori dagli schemi suggerendo un approccio alla vita più leggero e meno impostato. Messaggio che funziona alla grande anche nel mondo del vino visto che nel 2017 le vendite dei vini rosati sono aumentate del 7%. E se pensiamo che anche il Consorzio di Tutela del Prosecco sta pensando di introdurre il Prosecco rosé permettendo di vinificare in rosso il 15% di uve Pinot Nero previste dal disciplinare, è facile comprendere le potenzialità commerciali dei vini rosati.

Più di 200 le etichette in degustazione con una grande presenza di spumanti affiancati da vini fermi che nella maggior parte dei casi valorizzavano i vitigni autoctoni delle varie regioni italiane. E cominciamo col segnalare due piacevoli sorprese laziali. La prima nasce nella Tuscia viterbese e più precisamente a Ischia di Castro (Vt) dove l’azienda Vigne del Patrimonio possiede circa 3 ettari vitati impiantati su terreni vulcanici posti tra il vicino lago di Bolsena e il mar Tirreno. Chardonnay, Pinot Nero e Cabernet Sauvignon sono i tre vitigni internazionali coltivati con i primi due che concorrono alla produzione dello spumante Metodo Classico Alarosa Rosé Brut S.A. (90% Pinot Nero, 10% Chardonnay – 24 mesi sui lieviti – Gr. 12,5%). Al naso stupisce con intensi profumi di fragolina di bosco, rosa, pasticceria secca e richiami balsamici. Il sorso è cremoso e dotato di una buona spalla fresco-sapida che dona persistenza al finale in cui tornano i sentori di piccoli frutti rossi.

La seconda etichetta è una new entry di Riserva della Cascina: La Via delle Rose 2017 (Montepulciano e Sangiovese, 12,5%). A proporlo in degustazione Silvia Brannetti, la giovane proprietaria ed enologa di questa azienda biologica che ha le sue vigne tra i bellissimi paesaggi dell’Appia Antica, all’interno del comune di Roma. Si presenta con una elegante veste rosa tenue. Piacevole e pulito il naso che propone piccoli frutti rossi uniti a ricordi vegetali e floreali. Sorso coerente e di grande equilibrio che apre con una delicata morbidezza seguita da buona freschezza e un finale sapido e fruttato che invita ad un secondo assaggio.

Proseguendo il nostro tour non potevamo non fermarci tra i banchi del Consorzio Trentodoc: tra le varie etichette di grande livello spiccava il Moser Trento Extra Brut Rosé 2013 (100% Pinot Nero – 40 mesi sui lieviti – Gr. 12,5%). Dal colore rosa buccia di cipolla, rivela un naso delicato caratterizzato da richiami floreali, lamponi e fragoline, erbe aromatiche, frutta secca e note tostate. Il sorso è fresco, quasi affilato e dal perlage di qualità. Piacevole e molto persistente il finale sapido.

Ennesima conferma dalla cantina Letrari che presentava il Trento Brut +4 Rosé Riserva 2009 (60% Chardonnay, 40% Pinot Nero – 72 mesi sui lieviti – Gr. 12,5%). Alla vista propone un meraviglioso rosa buccia di cipolla luminoso. Il naso è evoluto con le sue note di pan brioche ai frutti di bosco inzuppato nel caffelatte, poi erbe aromatiche e richiami floreali. In bocca è vellutato, piacevolmente morbido e fresco ma è la sapidità a donare carattere e persistenza.

Altra conferma è arrivata dalla Cantina Lunae Bosoni con il suo Mea Rosa 2017 (100% Vermentino Nero – Gr. 12,5%). Di colore rosa cerasuolo offre un naso esplosivo che spazia dagli agrumi ai piccoli frutti rossi passando per erbe aromatiche e richiami floreali. L’ingresso morbido è ben bilanciato dalla spalla fresco-sapida. Buona la persistenza con le note di frutti rossi che tornano nel finale.