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I tornanti che da Piedimonte Etneo salgono verso Passopisciaro hanno seriamente messo a rischio il motore del VinoBus. Ma la vista dell’Etna dal vecchio palmento che ospita la cantina Graci ci ha fatto immediatamente dimenticare tutto. Ad accoglierci c’è Alberto Graci, giovane proprietario di questa azienda con 20 ettari vitati fondata nel 2004. Alberto è uno dei protagonisti della rinascita dell’Etna e con i suoi vini riesce ad esprimere appieno il carattere dei questa terra che dona sempre forti emozioni.

Appena arrivati ci porta con una jeep a visitare la sua vigna più alta, posta in contrada Barbabecchi. Siamo a 1.000 metri di altezza e per arrivare bisogna affrontare delle pietraie ripidissime e superare vari cancelli e recinzioni messe per proteggere l’uva dagli animali. “Ciò che colpisce è l’incredibile biodiversità che contraddistingue quest’area – racconta Alberto – il mio appezzamento è di 5 ettari ma la vigna occupa poco più di un ettaro. Il resto è ricoperto da ulivi, castagni e altre centinaia di specie di piante e fiori. Tra questi troviamo il barbabecco, un fiore giallo che ha dato il nome a questa contrada”.

Tra i “vicini di casa” qui a quota mille troviamo Frank Cornelissen che a poche centinaia di metri possiede una lingua di terra da cui ricava le uve per il suo mitico Magma. I due vigneti hanno in comune la particolarità di ospitare alberelli a piede franco che possono superare i 100 anni di età. “Qui sull’Etna non è raro vedere piante senza portainnesto americano – conferma Alberto – La fillossera non riesce a scavare nella sabbia vulcanica tipica di queste terre. E’ così che riusciamo a produrre vino con piante prefillosseriche che donano pochissimi frutti molto concentrati. Qui abbiamo una densità di 8 mila ceppi per ettaro impiantati su terreni bruni ricchi di scheletro e a ph neutro. Non calcarei ma molto ricchi di ferro e ad alto contenuto di azoto. C’è da dire che nonostante tutti i terreni dell’Etna siano di origine vulcanica, nella realtà cambiano molto da parcella a parcella. Se pensiamo che dal 1450 a.c. ad oggi ci sono state ben 158 colate, è facile immaginare che anche nella stessa vigna si possono avere suoli differenti”.

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Le colate, infatti, non sono tutte uguali: alcune sono effusive, altre esplosive. Queste creano terreni più acidi grazie al maggiore apporto di silicio. “A Feudo di Mezzo – continua Alberto – abbiamo una colata del 1.566 che si interseca con una preistorica. A pochi metri di distanza cambia la struttura del terreno, la tessitura e la profondità del manto lavico. Poi nelle zone più piovose la lava si disgrega più velocemente: a Milo, dove in media ogni anno cadono 2.000 mm di pioggia, i terreni sono più polverosi“.

Alle differenze dovute alle origini geologiche dei terreni bisogna poi aggiungere le variazioni di esposizione, di altitudine e di microclima. Oltre, naturalmente, ai diversi cloni dei vitigni presenti nelle vigne. Tutti fattori che rendono unica ogni parcella. Come uniche e rare sono le mille bottiglie del Quota 1.000 Contrada Barbabecchi, vino escluso dalla Doc Etna Rosso che in questa contrada è riconosciuta solamente fino ai 900 mt di altezza. La vendemmia manuale avviene solitamente nella prima settimana di novembre. Le uve che arrivano in cantina subiscono poi una vinificazione tradizionale che prevede l’utilizzo dei lieviti indigeni. La fermentazione avviene senza il controllo delle temperature in tini di rovere troncoconici dove il mosto resta a contatto con le bucce per circa 25 giorni. Seguono 24 mesi in botte di rovere con svolgimento spontaneo della fermentazione malolattica e 12 mesi di bottiglia.

La degustazione

Graci Quota 1000 Contrada Barbabecchi 2013 (degustato dalla botte)
Sicilia Rosso Igp – Nerello Mascalese 97%, Nerello Cappuccio 3% – Gr. 13,5%
Rosso rubino trasparente. Naso elegante che a piacevoli note di piccoli frutti di bosco abbina una scia balsamica e ricordi di macchia mediterranea. Poi arrivano le spezie, la liquirizia e il rabarbaro. Bocca sottile che conferma la grande eleganza donata dall’altezza. Ingresso morbido e fresco che introduce un tannino vellutato e un finale sapido. Lunghissima la persistenza che rivela una perfetta corrispondenza gusto-olfattiva.

 

Anno di fondazione

Ettari vitati

Bottiglie prodotte

Graci