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Lo scorso 29 ottobre l’Hotel Radisson Blu di Roma ha ospitato la sesta edizione di Life of Wine, evento targato Studio Umami che ha proposto 60 produttori e circa 130 etichette in degustazione verticale.

Pensate a quell’emozione che si prova quando si apre una vecchia annata: la bottiglia ricoperta di polvere, il residuo sul fondo, il cavatappi che gira lentamente. E poi l’attesa della magia… Ecco, Life of Wine è un distillato di quella magia, è emozione e sorpresa, quasi mai delusione. E tra i banchi d’assaggio abbiamo incontrato molti produttori, anche loro curiosi di verificare lo stato delle loro etichette.

A cominciare da Lucia Letrari che ha voluto essere presente nonostante la recente scomparsa del padre Leonello, fondatore dell’azienda e figura storica dell’enologia italiana e trentina in particolare. Tra le varie annate in degustazione ci ha colpiti il Trento Dosaggio Zero Riserva 2001 sboccato in occasione di Life of Wine dopo 15 anni sui lieviti: piccola pasticceria, frutta secca e frutta gialla matura anticipano un sorso cremoso e marcato dall’incredibile verve fresco-sapida che gli garantirà sicuramente ancora tanti anni di vita.

Altra importante donna del vino presente all’evento era Giovanna Maccario che ha proposto un fantastico Jeroboam di Rossese di Dolceacqua Posaù 2007. Un vino che ti catapulta in un bosco autunnale con funghi e humus abbinati a ricordi di arancia sanguinella, ruggine, piccoli frutti rossi e spezie. In bocca è verticale, con l’acidità protagonista spalleggiata da un tannino levigato e un lungo finale sapido. La vigna Posaù sorge a San Biagio della Cima (Im) fra i 300 ed i 360 metri di altezza su un crinale terrazzato che raggiunge anche pendenze del 40%. Il suolo ricco di cristalli di calcite affioranti ospita alberelli provenzali di età compresa tra i 50 e i 100 anni. In cantina lieviti indigeni, solo acciaio e controllo delle temperature introdotto negli ultimi anni a causa dell’anticipo della vendemmia dovuto al riscaldamento globale.

Tra i rossi toscani non possiamo non segnalare il Selvapiana Vigneto Bucerchiale Chianti Rufina Riserva 2007 in versione Magnum. Un naso ampio dominato da richiami balsamici, spezie come la noce moscata, confettura di frutti di bosco e tabacco si unisce ad una bocca che rasenta la perfezione proponendo tutto ciò che ci si aspetta da questo vino: grandissima freschezza, tannino fitto e nobile, persistenza infinita. Si tratta di uno dei primi vini toscani prodotto da sole uve Sangiovese e da un unico vigneto. Era infatti il 1979 quando Franco Bernabei imbottigliò la prima annata di questa etichetta che nasce solamente nei millesimi migliori. Siamo a 250 metri di altezza nella zona più fredda del Chianti su terreni di medio impasto argilloso-calcarei e ricchi di scheletro. La fermentazione spontanea avviene in acciaio dove il mosto è sottoposto a frequenti rimontaggi e ad una macerazione di circa 30 giorni. Poi il vino passa 15 mesi in barrique di rovere francese di cui il 10% nuove.

Tra i vini piemontesi spiccava il Cantalupo Ghemme Collis Breclemae 2007 di Alberto Arlunno. Nasce dalla selezione delle migliori uve Nebbiolo di una vigna di 10 ettari posta nel comune di Ghemme (No) tra i 200 e i 300 metri di altezza. Siamo in Alto Piemonte sulla riva destra del fiume Sesia su rilievi morenici posti alle pendici del Monte Rosa (4.600 metri s.l.m). I terreni sono di origine vulcanica, essendo la zona al centro del supervulcano della Valsesia esploso 300 milioni di anni fa causando un ribaltamento della crosta terrestre che ha portato in superficie terreni molto profondi. Sono perlopiù rocce rosse di porfido che danno vita a vini fini ed eleganti come il Collis Breclemae 2007, caratterizzato da una netta nota balsamica e speziata abbinata a richiami di piccoli frutti rossi, viola e cuoio. La bocca decisamente fresca e sapida torna in equilibrio grazie alla componente alcolica ben integrata e al tannino pienamente maturo.

Abbiamo chiuso il nostro giro con una Magnum di Fattoria di Zerbina Albana di Romagna Passito 2013, uno dei più grandi muffati italiani con i suoi sentori di zafferano, miele, agrumi canditi e albicocca su sottofondo iodato. Ad un residuo zuccherino di 210 g/l abbina un’incredibile freschezza che rende il sorso vivace e assolutamente godurioso grazie al lunghissimo finale sapido in cui tornano tutti i sentori percepiti al naso. La vendemmia viene effettuata in più riprese tra fine novembre e dicembre quando, se le condizioni lo consentono, i grappoli vengono attaccati dalla Botritys Cinerea. Sia la vinificazione che la maturazione avvengono parte in barrique di secondo passaggio e parte in piccole vasche di acciaio. Della stessa azienda da segnalare anche l’Albana di Romagna Bianco di Ceprano 2012, vino secco che alle note vegetali e agrumate unisce chiari sentori di pietra focaia per poi disvelare una bocca estremamente equilibrata.

Durante la giornata si sono svolti anche due interessanti seminari: “Il Bianco nel tempo”, condotto da Armando Castagno e dedicato ai vini bianchi da vitigni autoctoni; “Viaggio degustativo con chi ce l’ha fatta dopo 20 anni”, guidato da Leonardo Romanelli e dedicato ai vini rossi. Noi Vinomadi abbiamo partecipato con grande piacere al primo seminario durante il quale Castagno ha scherzosamente parlato di “bianchi eterei e spettrali che riescono a parlarci dall’aldilà”. E in effetti le etichette in degustazione avevano veramente molto da dire e non c’è nemmeno stato bisogno di una seduta spiritica per evocarne lo spirito.

A cominciare dal Trebbiano d’Abruzzo Vigneto di Popoli 2010 di Valle Reale, un “trebbiano del freddo” che si fa apprezzare per la sua freschezze accompagnata da sentori agrumati, piacevole mineralità e sapidità. A presentarlo il produttore Leonardo Pizzolo che ha spiegato la filosofia aziendale orientata al rispetto della materia prima in vigna (agricoltura biologica) ed alla riduzione al minimo degli interventi in cantina (fermentazioni spontanee, no filtrazioni).

Ottimo anche il Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Superiore 2006 di Pievalta, azienda certificata biodinamica da Demeter e di proprietà della Barone Pizzini. Le uve provengono dall’omonima vigna impiantata su terreni ricchi di argilla e calcare a circa 300 metri di altitudine. In cantina si interviene il meno possibile con il vino che matura 6 mesi sui lieviti in acciaio prima di essere imbottigliato. Al naso rivela nitidi richiami salmastri abbinati a note di frutta gialla matura, fiori gialli, erbe aromatiche, spezie e mandorla. In bocca è caldo e assolutamente vivo grazie alla importante spalla fresco-sapida che introduce un lungo finale in cui tornano le spezie e la mandorla.

Il viaggio nel tempo è proseguito con il Capezzana Trebbiano Toscano 2006, una vera e propria sorpresa che ha rivelato le potenzialità di un vitigno che se ben lavorato può dare grandi soddisfazioni. L’azienda, situata in provincia di Prato, è di proprietà della famiglia Contini Bonaccorsi da più di 12 secoli produttrice di vino a Carmignano. Il Trebbiano è stato vinificato in purezza per la prima volta nel 2000 partendo da una raccolta tardiva cui segue una fermentazione in acciaio e 15 mesi in tonneau. Al naso spicca una leggera nota ossidativa e smaltata abbinata e ricordi di miele d’acacia, frutta secca e frutta gialla matura. Il sorso caldo e sapido rivela ancora buona freschezza e un lunghissimo finale fumè.

L’ultima etichetta in degustazione è stata la Vernaccia di San Gimignano Santa Margherita 2003 di Panizzi che matura per 6 mesi in parte in acciaio e in parte in barrique. Un’interpretazione moderna di un classico della viticoltura toscana che alle note minerali salmastre affianca ricordi di miele, frutta gialla matura, ginestra e mandorla. Il sorso è caratterizzato da grande struttura e sapidità che nel lungo finale lasciano spazio alla mandorla.

Lasciando l’Hotel Radisson Blu ci siamo resi conto che forse anche per il vino vale la teoria secondo cui l’attesa del piacere è essa stessa il piacere. E così abbiamo pensato alle tante bottiglie che teniamo gelosamente custodite nella nostra cantina in attesa del momento giusto per essere stappate… E abbiamo sorriso.